Pizzo Tambò

Pizzo Tambò dal Passo dello Spluga: salita alla cima più alta della Valle Spluga

Il Pizzo Tambò (3.279 m) domina il Passo dello Spluga con la sua caratteristica piramide rocciosa e rappresenta una delle cime più importanti di questo settore delle Alpi Lepontine. La montagna sorge esattamente lungo il confine tra Italia e Svizzera e, grazie alla sua posizione isolata, offre dalla vetta un panorama vastissimo sulle montagne della Valchiavenna e dei Grigioni.

La salita dal Passo dello Spluga è la via normale più frequentata e permette di partire già oltre i 2.100 metri di quota. Il dislivello complessivo non è quindi eccessivo per una cima di oltre 3.000 metri, ma non bisogna lasciarsi ingannare dai numeri: la parte alta si svolge in ambiente severo, completamente privo di vegetazione, tra pietraie, sfasciumi, possibili nevai residui e un tratto finale dove è necessario aiutarsi con le mani.

Fino alla zona del Tamborello il percorso mantiene caratteristiche escursionistiche piuttosto evidenti; salendo ulteriormente la traccia diventa invece meno marcata e bisogna affidarsi soprattutto agli ometti di pietra. Gli ultimi metri sotto la vetta presentano infine alcuni facili passaggi rocciosi di I grado, motivo per cui la via normale viene classificata alpinisticamente come F.

Dettagli escursione

Zona: Alpi Lepontine

Difficoltà: Escursionisti Esperti (EE)

Durata: 6 h 30 min – 7 h circa A/R

Distanza: 11 km circa

Dislivello +: 1.300 m circa 

Quota partenza: 2.114 m

Quota arrivo: 3.279 m

Arrivo al parcheggio

La salita inizia direttamente dal Passo dello Spluga (2.114 m), raggiungibile in auto risalendo tutta la Valle Spluga.

Da Chiavenna si percorre la SS36 in direzione Campodolcino e Madesimo, continuando successivamente verso Montespluga. Superato il paese, la strada prende quota con una serie di tornanti fino a raggiungere il valico di confine con la Svizzera.

In prossimità della dogana italiana sono presenti alcuni spazi dove è possibile lasciare l’auto. Il punto di partenza del sentiero si trova praticamente di fronte alla zona della dogana ed è facilmente individuabile grazie alle indicazioni per il Pizzo Tambò.

La strada del Passo dello Spluga è soggetta a chiusura durante la stagione invernale e può rimanere impraticabile anche fino a primavera inoltrata; prima di programmare l’escursione è quindi sempre necessario controllarne l’apertura.

Dal Passo dello Spluga al Tamborello

Lasciata l’auto, si imbocca la traccia che risale il pendio sul lato occidentale del passo.

I primi metri si sviluppano su terreno erboso, ma la pendenza è subito sostenuta e permette di guadagnare quota rapidamente. Voltandosi indietro, il panorama comincia immediatamente ad aprirsi sul Passo dello Spluga, sul Lago di Montespluga e soprattutto sul versante opposto della valle, dominato dal gruppo del Pizzo Suretta.

Con l’aumentare della quota l’erba lascia progressivamente spazio alle rocce e il paesaggio diventa sempre più essenziale. La traccia prosegue sul versante meridionale della dorsale, passando sotto il Pizzo Tamborello.

Questa prima parte è abbastanza intuitiva e permette di prendere confidenza con il terreno senza particolari difficoltà tecniche. Una volta superata la zona del Tamborello, però, il percorso cambia gradualmente aspetto: la traccia diventa meno evidente e gli ometti di pietra iniziano a diventare il principale riferimento da seguire.

Verso i Laghetti del Tamborello

Superato il Tamborello si entra definitivamente in un ambiente d’alta quota.

Il sentiero vero e proprio tende a scomparire tra pietraie e terreno roccioso, anche se il passaggio degli escursionisti e la presenza degli ometti permettono generalmente di individuare la direzione corretta con buona visibilità.

Si continua verso ovest attraversando ampie zone detritiche e piccoli avvallamenti, il panorama si fa progressivamente più ampio.

Intorno ai 2.700-2.800 metri si raggiunge la zona dei Laghetti del Tamborello, piccoli specchi d’acqua circondati da pietraie e rocce levigate. Il lago principale rimane leggermente al di sotto della linea seguita per raggiungere il Pizzo Tambò, ma costituisce uno dei punti più caratteristici della salita.

Da qui in avanti il terreno diventa ancora più irregolare. Si procede seguendo gli ometti, attraversando blocchi rocciosi, sfasciumi e possibili nevai residui. La vetta del Tambò comincia finalmente a comparire davanti agli occhi, anche se la piramide sommitale è ancora separata dal percorso da diversi saliscendi.

Il Pan di Zucchero e la Vedretta della Spianata

Continuando a salire si raggiunge la zona del Pan di Zucchero, poco sopra i 3.000 metri di quota.

Qui il paesaggio cambia nuovamente: le forme diventano più severe, le pietraie occupano ormai l’intero versante e la vegetazione è completamente assente. Poco distante si incontra anche una croce commemorativa, posta in una posizione particolarmente panoramica.

Il Pizzo Tambò appare ora molto più vicino, ma tra questo punto e la cima si trova ancora la conca della Vedretta della Spianata.

Per raggiungerla si perde leggermente quota, scendendo verso la base della montagna. 

Attraversata la conca, si raggiunge finalmente la base della piramide sommitale del Tambò. Da qui alla vetta mancano ormai poche centinaia di metri di dislivello, ma sono anche quelli che richiedono maggiore attenzione.

Gli ultimi metri fino alla vetta

La parte finale comincia con una ripida salita su sfasciumi e terreno instabile.

La traccia risale direttamente il pendio e la progressione diventa più faticosa, sia per la pendenza sia per la quota ormai superiore ai 3.000 metri. Il terreno richiede attenzione soprattutto in presenza di altri escursionisti, perché è abbastanza facile smuovere pietre.

Seguendo con precisione gli ometti si raggiunge una piccola apertura tra le rocce, oltre la quale la traccia si sposta leggermente sul versante meridionale della montagna.

Da questo punto iniziano i passaggi più tecnici dell’itinerario.

Non si tratta di vera e propria arrampicata impegnativa, ma in diversi punti è necessario utilizzare le mani per superare gradoni e brevi passaggi rocciosi. Le difficoltà rimangono generalmente entro il I grado, ma il terreno è ripido e in alcuni tratti è presente una certa esposizione.

La traccia ora non è sempre ben evidente, ma bisogna cercare il più possibile di seguirla, perché basta spostarsi di pochi metri dalla linea corretta per incontrare passaggi sensibilmente più difficili.

Superata questa breve sezione, la pendenza diminuisce e si raggiunge la parte sommitale del Pizzo Tambò (3.279 m), contraddistinta dalla croce di vetta e da un grande omone di pietre.

La vetta e il panorama

La cima del Pizzo Tambò è uno straordinario punto panoramico sospeso tra Italia e Svizzera.

Verso est si apre tutta l’alta Valle Spluga, con il Lago di Montespluga molto più in basso e il massiccio del Pizzo Suretta sul versante opposto.

Guardando verso sud, il vicino Pizzo Ferrè occupa buona parte dell’orizzonte, mentre nelle giornate più limpide è possibile riconoscere numerose montagne della Valchiavenna e del gruppo del Masino-Bregaglia.

Verso nord il panorama cambia completamente e si apre sulle montagne dei Grigioni e sulla valle svizzera di Splügen.

La grande distanza dalle montagne più elevate circostanti permette inoltre allo sguardo di spingersi molto lontano. Con buona visibilità possono comparire all’orizzonte anche il gruppo del Bernina e numerosi massicci delle Alpi Centrali.

La vetta principale, sulla quale si trova la croce, raggiunge i 3.279 metri. Poco distante si trova una seconda elevazione leggermente più bassa.

La discesa

Il rientro avviene lungo lo stesso percorso seguito durante la salita.

Dalla vetta si affrontano nuovamente i passaggi rocciosi della parte sommitale. In discesa questi brevi tratti possono risultare più delicati rispetto alla salita ed è quindi importante muoversi con calma, individuando sempre gli appoggi migliori.

Superata la sezione rocciosa si scende lungo la ripida rampa detritica fino alla base della piramide.

Si attraversa nuovamente la zona della Vedretta della Spianata e si recuperano i pochi metri necessari per ritornare al Pan di Zucchero.

Da qui il percorso prosegue in senso inverso attraverso le pietraie della parte centrale, passando nuovamente nei pressi dei Laghetti del Tamborello e successivamente sotto il Tamborello.

Man mano che si perde quota ricompare il terreno erboso e il Passo dello Spluga torna sempre più vicino. Gli ultimi metri permettono infine di scendere direttamente verso la dogana e il parcheggio.

Informazioni utili

  • Acqua: lungo il percorso non sono presenti fonti affidabili né rifugi. È necessario portare con sé una quantità d’acqua sufficiente per tutta la giornata.

  • Difficoltà: buona parte dell’itinerario è adatta a escursionisti esperti, mentre il tratto finale presenta facili passaggi alpinistici di I grado. La via normale viene classificata F.

  • Orientamento: oltre il Tamborello il sentiero diventa poco evidente e il percorso viene individuato soprattutto seguendo gli ometti. Nebbia e nuvole basse possono rendere l’orientamento molto più complicato.
  • Terreno: gran parte della salita oltre i 2.700 metri si svolge su pietraie e sfasciumi. Sono quindi consigliate calzature da montagna con buona stabilità e aderenza.
  • Punti di ristoro: non sono presenti rifugi lungo la salita. Bar e ristoranti si trovano invece nella zona di Montespluga e lungo la Valle Spluga.

Traccia GPX

Total distance: 11091 m
Max elevation: 3243 m
Min elevation: 2117 m
Total time: 07:53:19
Download file: Pizzo-Tambo.gpx

Galleria fotografica

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